SONO SENZA CERVELLO - ImproVR Training
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SONO SENZA CERVELLO

Era il 1923 quando Karl Lashley, chiuso nel suo laboratorio allenò un gruppo di ratti ad uscire da un labirinto tramite ricompense di cibo. Una volta appreso come uscire, iniziò progressivamente a rimuovere loro parte della corteccia cerebrale per stimare il punto al quale venivano dimenticati tali comportamenti. I risultati mostrarono che i ratti potevano muoversi con successo nel labirinto addirittura dopo che il 90% della loro corteccia era rimossa. Gli studiosi Chopra e Tanzi spiegarono questo fenomeno come segue: “nell’imparare il labirinto, i ratti creano molti tipi diversi di sinapsi basati su tutti i loro sensi. Molte parti diverse del loro cervello perciò si sviluppano ed interagiscono formando una varietà di associazioni sensoriali. In altre parole i ratti non stavano solo usando la vista per trovare il cibo nel labirinto, ma utilizzavano anche l’olfatto e l’udito.”

Fino a un po’ di anni fa si pensava che il cervello non fosse in grado, a differenza di altri tessuti come pelle, ossa, muscoli, di modificarsi.

Attualmente è stato dimostrato dalla scienza che il nostro cervello ha proprietà plastiche e che si può modificare a seguito di stimoli ed esperienze.

Questo processo prende il nome di Neuroplasticità.

Questa plasticità inoltre agisce in due direzioni: – strutturale ossia cambia la sua conformazione (numero di unità motorie, mielinizzazione, ecc); – funzionale (velocità di elaborazione delle informazioni, memoria, problem solving, processo decisionale, ecc).

L’allenamento sportivo porta ad un incremento delle capacità cerebrali. I neuroni infatti subiscono continui cambiamenti durante la loro vita come risultato di maturazione ed esperienza.

L’esercizio aerobico fa bene al cervello: da studi si è visto che camminare per 30 minuti al giorno per 5 giorni alla settimana stimola ad esempio la produzione di Bdnf (fattore neutrofico derivato dal cervello) che favorisce la produzione di nuovi neuroni e sinapsi e migliora le capacità di apprendimento.

All’Università dell’Illinois (Usa) hanno scoperto che l’attività fisica accresce la materia grigia nella regione dell’ippocampo che elabora le nuove conoscenze e ne favorisce l’archiviazione nella corteccia frontale.

Un’altra evidenzia fu quella di Hebb nel 1949 il quale espose i ratti in laboratorio ad un ambiente arricchito di varie esperienze. Alla fine dell’esperimento l’autore concluse che i ratti esposti all’ambiente arricchito erano più capaci di trarre profitto da nuove esperienze a differenza del gruppo di controllo non esposto a questo ambiente. Hebb concluse che questa caratteristica è alla base dell’intelligenza dell’essere umano.