CHE COSTO HA L'ATTENZIONE PER UN ATLETA? - ImproVR Training
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CHE COSTO HA L’ATTENZIONE PER UN ATLETA?

Tanto. Il nostro cervello ha un consumo di ossigeno elevato, pari a circa il 20% del totale. Nonostante questo pochi sono gli allenatori e i preparatori che considerano questo aspetto nei loro allenamenti.

Uno dei primi in Italia a considerare questo aspetto è stato Salvatore Buzzelli, dal quale ho avuto l’onore di apprendere questo concetto direttamente. Potete andare a visitare il sito www.salvatorebuzzelli.it per leggere i suoi studi e vedere le esercitazioni con il suo strumento: il Sensobuzz.

In un esperimento, Salvatore somministrò ad alcuni tennisti due test di resistenza incrementale e intervallato, identico come numero di metri da percorrere ma:

  • nel primo caso, la direzione di corsa era standard, ossia decisa prima del test e sempre uguale per tutta la durata;
  • nel secondo caso invece la direzione era imposta dal suo strumento che emetteva segnali visivi e uditivi.

Quello che constatò fu che gli atleti ebbero un calo anche del 20% della prestazione di resistenza, cioè si fermavano prima rispetto al test eseguito senza lo stimolo visivo.

Stesso risultato è stato trovato da uno studio a cui ho avuto il piacere di fare con due miei colleghi: Giovanni Bonocore, ex preparatore atletico personale di Del Piero e Giuseppe Rossi, e Jacopo Del Grande con il quale abbiamo condiviso gli anni universitari. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Sport and Anatomy dell’università di Pisa. Noi abbiamo sottoposto un gruppo di calciatori allo Yoyo intermittent recovery test IR1, un test di resistenza incrementale e intervallato modificando però la sua struttura.

In pratica abbiamo aggiunto due direzioni di corsa all’unica disponibile nel test classico, in modo da avere tre direzioni possibili in totale. Abbiamo fatto eseguire il test prima in modo standard e poi con stimolo visivo che indicava una delle tre direzioni disponibili.

Il risultato è stato che nel test con stimolo visivo, i calciatori avevano un decremento significativo della loro performance, in più alcuni di quelli che avevano ottenuto migliori risultati nel test standard, nel momento in cui andavamo ad aggiungere lo stimolo cognitivo perdevano la “qualifica” di migliori in quanto a resistenza.

Questi risultati ci devono far riflettere molto sia sulla valutazione della resistenza sia sulle modalità con cui creiamo i nostri allenamenti.

Di fatto il cervello di un atleta nel momento della partita è sempre collegato, e ciò porta ad un alto consumo; per ottimizzare questo processo è necessario che anche negli allenamenti il cervello rimanga il più possibile “connesso” all’esercitazione, si abitui a prendere costantemente decisioni e soprattutto sia allenato a rimanere concentrato.

Il rimanere concentrati porta conseguentemente a cascata ad altri effetti positivi in ambito psicologico e di gestione dell’ansia di cui parleremo in un altro articolo.