ANSIA E CAPACITA’ COGNITIVE - ImproVR Training
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ANSIA E CAPACITA’ COGNITIVE

Nell’articolo in cui parlavamo dell’influenza dell’ansia sulla prestazione sportiva abbiamo detto che uno stato ansiogeno troppo elevato (ma anche troppo basso) sono il peggior nemico dell’atleta.

Abbiamo anche fatto accenno al fatto che l’ansia agisce sul sistema cognitivo, ed è ciò di cui parleremo in questo articolo.

Lo stato ansiogeno, in particolare, agisce su tre aspetti dell’attenzione:

  1. Sulla resistenza ai distrattori, ossia tutte quelle informazioni che non sono importanti per il compito richiesto;
  2. Sullo shift attenzionale, inteso come la capacità di direzionare e muovere il focus attentivo;
  3. Sulla memoria, in particolare quella a breve termine.

Per quanto riguarda la resistenza ai distrattori, si è visto che alti livelli di ansia determinano un più lento movimento iniziale degli occhi verso un obiettivo periferico improvviso. Inoltre, uno stato di ansia porta ad un minor successo nell’inibizione dell’elaborazione degli stimoli irrilevanti e di conseguenza ad un maggior costo cognitivo (Berggren e Derakshan, “Attentional control deficits in trait anxiety”).

Sullo shift attenzionale, c’è da dire che l’ansia porta ad una minore flessibilità di spostamento dell’attenzione tra compiti o informazioni rilevanti. In alcuni studi, si vede che alti livelli di ansia, portano a produrre un maggior numero di errori nei compiti richiesti e ad un maggior tempo di reazione. In un altro studio invece, è stato trovato che i soggetti con alti livelli di ansia erano significativamente più lenti nella condizione di svolgere un compito complesso, rispetto alla condizione di compito semplice; mentre non c‘erano differenze nelle due condizioni per coloro che avevano livelli ottimali di attivazione.

L’ultima componente su cui agisce l’ansia, è sulla memoria di lavoro, ed in particolare sul recupero delle informazioni depositate in quel magazzino. Soggetti con alti livelli di ansia, sembrano avere oltre che maggiore difficoltà nell’archiviare le informazioni anche una minore accuratezza nel recuperarle dalla memoria di lavoro.

Quando la memoria di lavoro è occupata dal carico cognitivo, si ha una conseguente diminuzione della performance per quanto riguarda la soppressione dei compiti irrilevanti (Gazzaaley, “Influence of early attentional modulation on working memory”). Inoltre, sotto condizioni di elevate richieste, la performance cognitiva ha un maggiore peggioramento nei soggetti molto ansiosi rispetto a quelli meno; in particolare vengono coinvolti l’inibizione dai task irrilevanti e lo shift attenzionale.

MacLeod and Donnellan in “Individual differences in anxiety and the restriction of working memory capacity”, trovarono nel loro esperimento che soggetti con alti livelli di ansia, presentavano un tempo di risposta maggiore rispetto a quelli con ansia più bassa. Questo è stato poi confermato da altri studi successivi, i quali hanno portato alla conclusione che l’ansia potrebbe disturbare il processamento delle informazioni dell’esecutivo centrale. Altri studiosi (Berggren, Koster, e Derakshan, “The effect of cognitive load in emotional attention and trait anxiety”), hanno indagato gli effetti del carico cognitivo durante un compito di ricerca visiva tra soggetti ansiosi e meno ansiosi. Non trovarono nessuna differenza nella condizione di singolo compito, mentre c’erano differenze nella condizione in cui aggiungevano un secondo compito: coloro che presentavano un’ansia di tratto più elevata avevano dei tempi di reazione più alti.

Ecco che tenere lo stato di ansia ad un livello ottimale è fondamentale per un atleta che ha intenzione di competere al massimo delle sue possibilità.