ANSIA E SPORT PERFORMANCE - ImproVR Training
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ANSIA E SPORT PERFORMANCE

Questo principio, elaborato da Yerkes e Dodson nel 1908, illustra come il livello di attivazione influenzi la prestazione.

Ma cos’è il livello di attivazione, detta anche ansia o stress?

È una delle più comuni componenti della normale reazione emozionale dell’uomo a svariati stimoli ambientali.

Secondo Ferruccio Antonelli: “L’ansia e lo stress sono il pericolo peggiore per l’atleta, il suo avversario più temibile e imprevedibile. Un atleta troppo ansioso non sarà mai un grande campione”.

Quand’è che si può dire di essere in uno stato di “ansia negativa”?

Le possibili alterazioni fisiologiche che possiamo riscontrare sono: aumento della tensione muscolare e della frequenza cardiaca, possibili aritmie, diminuzione della temperatura cutanea, aumento della sudorazione, dilatazione pupillare, aumento del consumo di ossigeno, irregolarità respiratorie, e molto altro.

In psicologia è stato elaborato il concetto della “U rovesciata” (vedi immagine) nella quale viene spiegato che un livello troppo basso o troppo alto di attivazione, porti ad uno scadimento della performance. Mentre con un livello di attivazione moderato, inteso come ottimale, si ha una performance migliore.

 

È importante quando si parla di attenzione considerare anche questo aspetto.

In letteratura esistono due tipi di ansia:

  • Ansia di stato: è rappresentata da un’interruzione dell’equilibrio emozionale. È espressa come una condizione soggettiva di tensione, preoccupazione, inquietudine, nervosismo. Elevati livelli di questa ansia risultano spiacevoli, disturbanti e dolorosi.
  • Ansia di tratto: è un tipo di ansia relativamente stabile. Il soggetto tende a percepire come pericolosi certi stimoli ambientali. Certe volte reagiscono con preoccupazione anche a stimoli che in realtà non rappresentano una forte minaccia.

L’Arousal, inteso come il livello di attivazione, oltre alle conseguenze fisiologiche descritte in precedenza, gioca un ruolo centrale sui processi cognitivi dell’atleta. Da una review si evince che: livelli alti di arousal, sono associati a tempi di reazione più elevati quando il compito è quello di resistere ai distrattori.

È infatti ormai documentato in letteratura che l’ansia è associata ad un deficit nell’efficienza cognitiva, con una maggiore difficoltà a resistere ai distrattori irrilevanti, un impoverimento nella capacità di direzionare l’attenzione tra i compiti e nella capacità di scaricare le informazioni dalla memoria di lavoro.

In un prossimo articolo scenderemo nel dettaglio su questi aspetti.

Ma come si piò migliorare questo stato ansiogeno?

Prima di tutto il consiglio è quello di rivolgersi ad uno psicologo dello sport, il quale sceglierà le giuste tecniche e metodiche del caso.

Tra le tecniche utili a questo scopo c’è il rilassamento. Che può essere definito come l’opposto dell’attivazione; non è necessariamente uno stato di riposo, bensì di “normalizzazione delle funzioni vitali”.

Il rilassamento porta a conseguenze fisiologiche come: rallentamento della frequenza respiratoria, riduzione del consumo di O2, rallentamento della frequenza cardiaca, normalizzazione della sudorazione e del diametro pupillare, diminuzione del tono muscolare, stato di benessere psichico e fisico.

Sotto il profilo psicologico invece possiamo riscontrare: sensazione di tranquillità e benessere, autocontrollo, equilibrio psicofisico, funzioni mentali come attenzione e concentrazioni migliorate, controllo delle emozioni.